La segnaletica di sicurezza sul lavoro è l’insieme di cartelli, colori, segnali luminosi e acustici, comunicazioni verbali e gesti che forniscono un’indicazione o una prescrizione sulla sicurezza in un luogo di lavoro. La disciplina il Titolo V del D.Lgs. 81/08, dall’art. 161 all’art. 166, con i dettagli tecnici negli Allegati da XXIV a XXXII.
Il datore di lavoro è obbligato a installarla quando la valutazione dei rischi individua rischi residui che le misure tecniche e organizzative non hanno eliminato o ridotto a sufficienza. La segnaletica si aggiunge a quelle misure e va spiegata ai lavoratori.
Segnaletica di sicurezza sul lavoro: obblighi del datore
L’art. 163 lega la segnaletica al documento di valutazione dei rischi. Quando un rischio non si può evitare o limitare con mezzi di protezione collettiva o con l’organizzazione del lavoro, il datore di lavoro ricorre ai segnali previsti dagli allegati, scegliendo quelli adatti al tipo di pericolo.
La segnaletica di sicurezza sul lavoro segue quindi il DVR, reparto per reparto. Una zona con esposizione al rumore oltre gli 85 dB(A), un’area di stoccaggio di sostanze infiammabili, un’uscita di emergenza o un quadro elettrico richiedono cartelli diversi, e ognuno deve corrispondere a un rischio documentato.
Rientra negli obblighi anche la segnaletica di sicurezza sul lavoro temporanea. Durante una manutenzione straordinaria, lo smontaggio di un parapetto o un intervento su un quadro elettrico, l’area va delimitata e segnalata per tutta la durata dei lavori, e i cartelli vanno rimossi quando il rischio cessa, per non abituare il personale a ignorarli.
L’art. 164 aggiunge l’obbligo di informare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e tutti i lavoratori sulle misure di segnaletica adottate, e di formarli sul significato dei segnali, in particolare quelli gestuali e verbali. L’omessa installazione e l’omessa formazione sono sanzionate penalmente dall’art. 165.
Tipi di cartelli e colori di sicurezza
L’Allegato XXV definisce cinque famiglie di cartelli, riconoscibili da forma e colore prima ancora che dal pittogramma. È la logica su cui si basa tutta la segnaletica di sicurezza sul lavoro: il lavoratore capisce il tipo di messaggio anche da lontano.
- divieto: forma rotonda, pittogramma nero su fondo bianco, bordo e banda rossi
- avvertimento: forma triangolare, pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero
- prescrizione: forma rotonda, pittogramma bianco su fondo azzurro
- salvataggio: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo verde
- antincendio: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo rosso
Il colore di sicurezza deve coprire almeno il 35% della superficie nei cartelli di divieto e almeno il 50% negli altri tipi.
Il divieto riguarda comportamenti che possono creare un pericolo, come fumare vicino a un deposito di solventi. L’avvertimento segnala un pericolo presente, per esempio carichi sospesi sotto un carroponte. La prescrizione impone un comportamento, come l’uso di elmetto, occhiali o otoprotettori in un reparto.
I cartelli di salvataggio indicano vie di fuga, uscite di emergenza, cassette di primo soccorso e docce di emergenza. Quelli antincendio localizzano estintori, idranti, pulsanti di allarme e lance, e devono restare visibili anche quando il reparto cambia disposizione.

UNI EN ISO 7010 e pittogrammi
I pittogrammi dell’Allegato XXV derivano dal D.Lgs. 493/1996 e in molti casi differiscono da quelli della norma UNI EN ISO 7010:2020, che raccoglie i segnali di sicurezza registrati a livello internazionale. La norma codifica ogni segnale con una lettera e un numero: P per i divieti, W per gli avvertimenti, M per le prescrizioni, E per le condizioni di sicurezza, F per l’antincendio.
La questione della compatibilità è stata chiarita dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 30 del 16 luglio 2013. I segnali della ISO 7010 non sono in contrasto con il D.Lgs. 81/08, perché il punto 1.3 dell’Allegato XXV ammette pittogrammi leggermente diversi da quelli illustrati, purché il significato resti equivalente e non equivocabile.
Nella pratica conviene uniformare la segnaletica di sicurezza sul lavoro di tutto lo stabilimento alla ISO 7010. In un sito che ha cartelli di tre generazioni diverse, lo stesso obbligo appare con pittogrammi differenti, e chi arriva da un altro reparto o da un’impresa esterna fatica a riconoscerli.
Il rinnovo della segnaletica di sicurezza sul lavoro può procedere per gradi: prima i segnali di salvataggio e antincendio, che contano di più durante un’emergenza, poi i cartelli di prescrizione legati ai DPI, infine quelli di divieto e avvertimento.
Dimensioni, posizione e manutenzione
L’Allegato XXV fornisce una formula per la dimensione minima dei cartelli: la superficie in metri quadrati deve essere almeno pari al quadrato della distanza di lettura divisa per 2.000, fino a 50 metri. Un cartello da leggere a 20 metri richiede quindi una superficie di almeno 0,2 m².
La posa segue criteri di buon senso tecnico. I cartelli vanno installati all’ingresso della zona interessata, a un’altezza compatibile con l’angolo di visuale, in punti ben illuminati e non coperti da scaffalature, carichi in transito o porte aperte.
La segnaletica di sicurezza sul lavoro va controllata come qualsiasi presidio. Cartelli sbiaditi dal sole, staccati o coperti da nuove attrezzature perdono efficacia, e i segnali di salvataggio lungo le vie di esodo devono restare leggibili anche con l’illuminazione di emergenza. Un registro delle verifiche, anche semplice, documenta in caso di ispezione che la segnaletica di sicurezza sul lavoro è stata controllata e aggiornata.
Sulle coperture industriali, ambito in cui C.T. SAFE opera con la divisione Anticaduta e con componenti dei sistemi di ancoraggio prodotti direttamente, il cartello di prescrizione posto all’accesso ricorda l’obbligo di imbracatura e di collegamento alla linea vita prima di salire.
Contenitori, ostacoli e vie di circolazione
La segnaletica di sicurezza sul lavoro comprende anche elementi diversi dai cartelli. L’Allegato XXVI riguarda contenitori e tubazioni che contengono sostanze pericolose, che vanno etichettati con i pittogrammi di pericolo previsti dal Regolamento CLP, come descritto nella guida alla valutazione del rischio chimico.
L’Allegato XXVIII disciplina la segnalazione di ostacoli e punti di pericolo con strisce alternate giallo e nero oppure rosso e bianco, inclinate a circa 45 gradi. Si usano su spigoli di soppalchi, bordi di banchine di carico, pilastri esposti agli urti dei carrelli e zone con rischio di caduta di oggetti.
Lo stesso allegato prevede che le vie di circolazione dei veicoli siano delimitate da strisce continue di colore ben visibile, preferibilmente bianco o giallo. Nei capannoni con traffico misto di carrelli e pedoni, la separazione dei percorsi a pavimento riduce il rischio di investimento dei pedoni.
Nelle aree classificate a rischio di esplosione il segnale di avvertimento con la sigla EX va posto agli accessi, secondo quanto spiegato nell’articolo su cosa sono le zone ATEX.
Segnali luminosi, acustici e gestuali
Gli Allegati XXIX, XXX e XXXI regolano i segnali luminosi, i segnali acustici e la comunicazione verbale. Un segnale luminoso intermittente indica un pericolo più elevato o un’urgenza maggiore rispetto a uno continuo; un segnale acustico di evacuazione deve essere continuo e riconoscibile rispetto al rumore di fondo del reparto.
L’Allegato XXXII fissa i segnali gestuali per guidare le manovre di gru, carriponte e mezzi di sollevamento: inizio, alt, fine delle operazioni, sollevamento, abbassamento, distanza. Il segnalatore e il gruista devono usare lo stesso codice, e per questo l’art. 164 chiede una formazione specifica su questi segnali.
Nei reparti rumorosi i segnali acustici vanno verificati con gli otoprotettori indossati. Un allarme che il lavoratore non sente con la cuffia in testa va integrato con un segnale luminoso. Anche questa parte della segnaletica di sicurezza sul lavoro va provata durante le esercitazioni del piano di emergenza.
La divisione Antinfortunistica di C.T. SAFE fornisce la segnaletica di sicurezza sul lavoro per stabilimenti e cantieri, dai cartelli di prescrizione legati ai DPI a quelli di salvataggio e antincendio, insieme ai dispositivi che quei cartelli rendono obbligatori.





