La UNI 11578 è la norma italiana che fissa requisiti e metodi di prova dei dispositivi di ancoraggio destinati all’installazione permanente, cioè le linee vita e i punti di ancoraggio fissati in modo stabile a coperture, solai e strutture. Pubblicata nell’aprile 2015, classifica i dispositivi in tre tipi: A, C e D.
Dal 9 febbraio 2026 la norma europea armonizzata EN 17235:2024 è entrata nel periodo di coesistenza, che si chiude il 9 agosto 2027. Per chi gestisce uno stabilimento il tema riguarda due fronti: gli acquisti di nuovi sistemi e la documentazione delle linee vita già installate.
Perché è nata la UNI 11578
Fino al 2015 il riferimento per tutti gli ancoraggi era la UNI EN 795:2012, che classifica i dispositivi nei tipi da A a E. La norma europea, però, riguarda i dispositivi rimovibili dalla struttura ed esclude quelli fissati in modo permanente.
Il Ministero del Lavoro, con una nota del 23 febbraio 2015, ha chiarito che gli ancoraggi amovibili e trasportabili sono DPI, mentre quelli installati in modo permanente rientrano tra i prodotti da costruzione del Regolamento (UE) n. 305/2011. Per questi ultimi mancava una norma armonizzata, e quindi un riferimento per la marcatura CE.
La UNI 11578 ha colmato il vuoto a livello nazionale, insieme alla UNI CEN/TS 16415:2013 per l’uso da parte di più persone. Ha separato con chiarezza i dispositivi permanenti da quelli temporanei e ha reso più severe le prove, senza escludere dal mercato i prodotti già conformi alle norme precedenti.
Tipi di dispositivi secondo la UNI 11578
La UNI 11578 riprende le lettere della EN 795 ma le applica solo ai dispositivi permanenti. Il tipo B della norma europea, che riguarda i dispositivi trasportabili, resta fuori.
Il tipo A è un ancoraggio puntuale, con uno o più punti non scorrevoli. Si usa dove l’operatore lavora in un’area circoscritta, per esempio attorno a un torrino di estrazione o a un’unità di trattamento aria in copertura.
Il tipo C è un ancoraggio lineare con linea flessibile, in genere una fune in acciaio inox tesa tra ancoraggi di estremità e intermedi, che devia dall’orizzontale al massimo di 15°. È la soluzione più diffusa sulle coperture dei capannoni industriali, descritta nella guida all’installazione della linea vita tipo C.
Il tipo D è un ancoraggio lineare con linea rigida, cioè un binario su cui scorre un carrello, con la stessa deviazione massima di 15°. Riduce la freccia in caso di caduta e si impiega dove il tirante d’aria disponibile è limitato, come sulle vie di corsa dei carriponte o sui bordi di silos e cisterne.

Prove e marcatura previste
La UNI 11578 prevede prove statiche, prove di resistenza dinamica e di integrità, verifiche di deformazione e di resistenza alla corrosione. Le prove dinamiche si eseguono con masse rigide da 100 e da 200 kg, per simulare la caduta di uno o più utilizzatori collegati al dispositivo.
La norma considera l’uso contemporaneo da parte di più operatori, situazione frequente sulle coperture industriali durante la pulizia dei lucernari o la manutenzione degli impianti.
Il quaderno tecnico INAIL sugli ancoraggi, aggiornato nel 2018, elenca i dati di marcatura dei dispositivi conformi alla UNI 11578: identificazione del fabbricante, lotto o numero di serie, modello, numero e anno del documento di riferimento e pittogramma che richiama la lettura delle istruzioni.
La conformità del dispositivo alla norma non basta a rendere sicuro il sistema. Il fissaggio alla struttura portante va progettato e verificato caso per caso: un ancoraggio conforme alla UNI 11578 montato su un tegolo in calcestruzzo o su un arcareccio non verificato non garantisce la tenuta dichiarata.
UNI 11578, UNI 11560 e UNI 11900
La UNI 11578 riguarda il prodotto. Le altre due norme del quadro italiano coprono progetto, posa e competenze.
La UNI 11560:2022 è la guida per i sistemi di ancoraggio permanenti in copertura: indica come scegliere la configurazione, installare, usare e mantenere il sistema. Il suo punto di partenza è l’analisi della copertura, degli accessi e dei percorsi, gli stessi elementi che confluiscono nell’elaborato tecnico della copertura.
La UNI 11900 definisce i requisiti di conoscenza, abilità e competenza di chi installa, ispeziona e ripara i sistemi di ancoraggio. I contenuti del percorso di qualificazione sono descritti nell’articolo su cosa prevede il corso UNI 11900.
In pratica un sistema permanente ben documentato ha tre riferimenti: componenti conformi alla norma di prodotto, progetto e posa secondo la UNI 11560, installatore con competenze coerenti con la UNI 11900.
Passaggio dalla UNI 11578 alla EN 17235
La EN 17235:2024 è la norma europea sui dispositivi di ancoraggio permanenti e sui ganci di sicurezza. La Decisione di esecuzione (UE) 2026/284 ne ha pubblicato il riferimento nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, rendendola norma armonizzata ai sensi del Regolamento 305/2011.
Il periodo di coesistenza va dal 9 febbraio 2026 al 9 agosto 2027. Dal giorno successivo i dispositivi di ancoraggio permanenti immessi sul mercato dovranno avere marcatura CE e dichiarazione di prestazione (DoP) basate sulla EN 17235, con prove iniziali di tipo presso un organismo notificato e controllo della produzione in fabbrica.
La nuova norma organizza i dispositivi in kit: A per gli ancoraggi puntuali, B per i ganci di sicurezza, C per le linee flessibili e D per quelle rigide. Il kit B della EN 17235 non corrisponde al tipo B della EN 795, che resta la norma dei dispositivi temporanei.
In ogni caso la UNI 11578 resta il riferimento tecnico con cui sono stati provati e installati i sistemi permanenti posati in Italia dal 2015 in poi.
Per chi, come C.T. SAFE, produce direttamente i componenti dei sistemi anticaduta, la transizione riguarda prove, certificazione e documentazione di prodotto. Per il committente cambia soprattutto ciò che va richiesto al fornitore nei nuovi acquisti.
Cosa fare sulle linee vita esistenti
La marcatura CE riguarda l’immissione sul mercato dei prodotti. Una linea vita installata secondo la UNI 11578, con documentazione completa, non va sostituita per effetto della nuova norma europea, e resta soggetta a ispezioni periodiche secondo le istruzioni del fabbricante.
Il controllo utile per un RSPP riguarda tre documenti: certificazione dei componenti rispetto alla UNI 11578, relazione di calcolo del fissaggio alla struttura, verbale di installazione con le ispezioni successive. Se uno di questi manca, conviene recuperarlo prima della prossima verifica, come spiegato nell’articolo sulla manutenzione della linea vita.
Nei capannoni con coperture in lamiera grecata o in pannelli sandwich il fissaggio avviene spesso con piastre passanti o direttamente sugli arcarecci, e la relazione di calcolo deve indicare il tipo di supporto considerato. Un rifacimento del manto, per esempio per posare un impianto fotovoltaico, richiede di rivalutare gli ancoraggi prima di riaprire la copertura agli accessi, perché il supporto su cui erano stati calcolati può essere cambiato.
Per i nuovi sistemi ordinati prima del 9 agosto 2027 conviene chiedere al fornitore quale norma di prodotto applica e se i componenti hanno già la marcatura secondo la EN 17235. Un impianto progettato oggi resterà in copertura per molti anni, e la documentazione aggiornata semplifica le verifiche future.
C.T. SAFE con la divisione Anticaduta esegue il sopralluogo sulle coperture, verifica la documentazione dei sistemi installati secondo la UNI 11578 e indica gli interventi necessari per i nuovi impianti conformi alla EN 17235.





